ALLE ORIGINI DELL’INFORMATICA GIURIDICA
Pasquale Costanzo e la visione anticipatrice del diritto dell’informatica e dell’informatica giuridica: un costituzionalista nella nascente società digitale
di Elena Bassoli
Visione anticipatrice
Ricostruire oggi il contributo del Professor Pasquale Costanzo allo sviluppo del diritto dell’informatica e dell’informatica giuridica significa tornare a una fase storica nella quale il rapporto tra diritto e tecnologia non costituiva ancora un ambito disciplinare consolidato, ma rappresentava una frontiera culturale nuova, spesso guardata con diffidenza, tanto dal mondo accademico, quanto da quello professionale.
All’inizio degli anni Novanta la società italiana non aveva ancora conosciuto la rivoluzione digitale: il computer era considerato una chimera dalla maggior parte delle persone, Internet muoveva i primi passi fuori dagli ambienti scientifici e l’idea stessa di una conoscenza giuridica accessibile mediante strumenti informatici appariva, ai più, una prospettiva lontana.
È in questo contesto che si colloca l’intuizione anticipatrice del Professor Costanzo.
Nel 1992 egli istituì presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Genova il primo corso di Diritto dell’informatica ed elementi di informatica giuridica, tra i primissimi in Italia, introducendo formalmente una disciplina destinata negli anni successivi a divenire centrale nella formazione del giurista contemporaneo.
Non si trattò di una semplice innovazione didattica, ma dell’espressione di una visione scientifica precisa: la consapevolezza che l’informatica non avrebbe inciso soltanto sugli strumenti operativi del giurista, bensì sulle modalità stesse di produzione, interpretazione e diffusione del diritto.
Il discrimine tra diritto dell’informatica e informatica giuridica
Uno degli aspetti più lungimiranti della sua impostazione fu l’immediata individuazione del discrimine concettuale tra diritto dell’informatica, quale disciplina volta alla regolazione giuridica dei fenomeni tecnologici, e informatica giuridica, intesa come applicazione delle tecnologie informatiche allo studio, alla documentazione e all’elaborazione del diritto.
Tale distinzione, oggi pienamente acquisita nella dottrina, trovò concreta attuazione anche attraverso i rapporti scientifici che Costanzo seppe instaurare con l’allora IDG – Istituto per la Documentazione Giuridica del CNR di Firenze.
Metodo didattico e interdisciplinarità: comprendere la tecnologia per comprendere il diritto
Emblematica fu anche la modalità con cui egli concepì il proprio insegnamento.
Alla prima lezione del corso, nel settembre 1992, si presentarono circa sessanta studenti; Costanzo scelse tuttavia di ammetterne soltanto sedici, selezionandoli sulla base dei risultati conseguiti negli esami che egli riteneva fondamentali - diritto civile, diritto penale, filosofia del diritto e teoria generale del diritto - nella convinzione che l’incontro tra diritto e tecnologia richiedesse giuristi solidamente formati nelle categorie classiche dell’ordinamento.
Con quel gruppo ristretto instaurò un rapporto umano e scientifico peculiare. Docente noto per il rigore e la severità, egli accompagnò quella prima generazione nella scoperta di una materia allora pionieristica con un’attenzione quasi paterna, trasmettendo non soltanto conoscenze, ma un metodo.
Le sue lezioni restano ancora oggi emblematiche di un approccio profondamente innovativo: pur mantenendo salda la propria matrice costituzionalistica, Costanzo non si sottraeva alle sfide più propriamente tecnico-informatiche, sollecitando gli studenti ad approfondire i meccanismi di funzionamento delle tecnologie emergenti e rifiutando ogni comprensione meramente superficiale del fenomeno digitale.
Amava ripetere che un buon giurista deve conoscere la fenomenologia alla quale il diritto è destinato ad applicarsi. Per questa ragione le esercitazioni affrontavano temi allora del tutto inusuali per studenti di giurisprudenza: sistema binario, bit e byte, logica booleana, diagrammi di Venn, architettura dei sistemi operativi, funzionamento dei microchip e dei software nascenti, sino all’analisi dei codici sorgente.
Si trattava di un’impostazione didattica che anticipava di decenni l’attuale esigenza interdisciplinare del giurista digitale.
La nascita dell’informatica giuridica italiana e la fondazione dell’ANDIG
L’attività del Professor Costanzo deve essere collocata entro il più ampio movimento culturale che portò alla nascita dell’informatica giuridica italiana quale settore disciplinare autonomo.
Insieme a studiosi quali Stefano Rodotà, Vittorio Frosini, Ettore Giannantonio, Antonio Limone e Giuseppe Corasaniti, egli fu tra i protagonisti della fondazione dell’ANDIG – Associazione Nazionale Docenti di Informatica Giuridica, contribuendo alla costruzione di una comunità scientifica nazionale dedicata allo studio sistematico del rapporto tra diritto e tecnologie dell’informazione.
Governance della rete e diritti fondamentali
La peculiarità del suo contributo risiedeva tuttavia nella sua formazione di raffinato costituzionalista, che gli consentì di leggere la rivoluzione tecnologica attraverso la lente delle categorie del diritto pubblico e della teoria delle fonti.
La nascente rete Internet veniva interpretata come un nuovo spazio giuridico, idoneo a incidere sull’esercizio delle libertà fondamentali e sugli equilibri democratici e proprio in tale prospettiva, Costanzo sviluppò riflessioni particolarmente avanzate sul diritto all’informazione, considerato nelle sue dimensioni attiva, passiva e riflessiva, nonché sulla necessità di riconoscere la protezione dei dati personali quale componente essenziale del sistema dei diritti fondamentali della persona.
Il Dottorato sui metodi informatici di formazione e valutazione delle leggi
Ulteriore manifestazione della capacità anticipatrice del Professor Costanzo fu, nel 1996, in occasione del XII ciclo, l’ideazione del Dottorato di ricerca in Metodi e tecniche della formazione e della valutazione delle leggi, nel quale l’utilizzo degli strumenti informatici veniva posto in relazione con il miglioramento della qualità della normazione e con l’analisi dei processi di produzione legislativa.
All’interno di tale percorso scientifico vennero sviluppati studi orientati all’applicazione delle tecnologie informatiche alla razionalizzazione del linguaggio normativo e alla modellizzazione logica delle disposizioni legislative, con particolare attenzione ai sistemi esperti giuridici, allora oggetto delle più avanzate ricerche internazionali nell’ambito dell’informatica giuridica.
Le attività di ricerca affrontavano, tra l’altro, i problemi della rappresentazione formale delle norme, della coerenza logico-temporale dei testi legislativi e della loro comprensibilità linguistica, mediante l’impiego di metodologie innovative quali la normalizzazione temporale secondo il modello di Allen, applicata all’analisi delle relazioni tra disposizioni normative, nonché l’utilizzo degli indici di leggibilità di Flesch per la valutazione della chiarezza e accessibilità del linguaggio legislativo.
Il progetto rifletteva una visione particolarmente avanzata per l’epoca: l’informatica non veniva considerata un mero supporto operativo, ma uno strumento metodologico idoneo a incidere sulla razionalità, sulla coerenza sistematica e sulla qualità comunicativa dell’attività normativa, anticipando approcci oggi riconducibili alle metodologie di better regulation, alla valutazione di impatto normativo e alle contemporanee tecniche di analisi computazionale del diritto.
Dalla modellizzazione logica del procedimento legislativo all’esperienza Verslex
Sul finire degli anni Novanta, il Professor Costanzo mi condusse presso l’ufficio drafting del Senato della Repubblica affinché potessi ascoltare direttamente le esigenze operative dei funzionari impegnati nella gestione degli emendamenti legislativi e già durante il viaggio di ritorno in treno, mi esortò a tradurre quelle esigenze in un modello logico-operativo, invitandomi a redigere in linguaggio naturale l’algoritmo e la sequenza di istruzioni idonee a supportare il procedimento decisionale.
Da tale attività di modellizzazione nacque successivamente Verslex, uno strumento utilizzato per molti anni negli uffici della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica per agevolare le votazioni sugli emendamenti ai testi normativi mediante l’evidenziazione automatica delle modifiche legislative.
L’eredità scientifica e le nuove frontiere del diritto tecnologico
A distanza di oltre trent’anni, molte delle questioni che attraversano oggi il diritto - dalla governance della rete alla protezione dei dati personali, dalla digitalizzazione della giustizia all’intelligenza artificiale - trovano un antecedente culturale nelle intuizioni maturate in quella stagione pionieristica.
Le nuove frontiere rappresentate dall’identità digitale, dalla decisione algoritmica pubblica e privata, dalla cybersicurezza, dall’intelligenza artificiale generativa e predittiva, nonché dalle sfide emergenti poste dalla crittografia post-quantistica e dalle future infrastrutture di comunicazione quantistica, confermano come il rapporto tra diritto e tecnologia costituisca ormai uno dei luoghi centrali di evoluzione dell’ordinamento costituzionale contemporaneo.
Proprio tali sviluppi mostrano la perdurante attualità della lezione di Costanzo: la tecnologia non modifica soltanto gli strumenti del diritto, ma incide sulla struttura stessa delle garanzie democratiche e sulla tutela della persona nello spazio digitale.
Per chi ebbe il privilegio di essere tra gli studenti di quel primo corso genovese, il Professor Pasquale Costanzo non fu soltanto un maestro di diritto, ma colui che rese visibile un futuro possibile per la scienza giuridica.
L’eredità del Professor Pasquale Costanzo non risiede soltanto nei suoi studi o nelle discipline che seppe anticipare, ma soprattutto nel metodo che ha trasmesso ai suoi allievi: la convinzione che il diritto, per rimanere fedele alla propria funzione di garanzia della persona e dell’ordinamento democratico, debba saper interrogare il presente senza temere il futuro.
Ed è forse questa la forma più alta dell’insegnamento che un Maestro possa lasciare: non indicare soltanto una strada, ma formare giuristi capaci di riconoscerla anche quando il futuro non ha ancora preso forma.