Il professore e lo scrittore

di Lara Trucco

Insegnare, scrivere, formare

Per il prof. Pasquale Costanzo insegnare non è mai stato un momento separato dalla ricerca, né la scrittura un esercizio autoreferenziale.
Tutta la Sua vita accademica è stata attraversata dall’idea che il sapere giuridico dovesse tradursi in servizio: verso gli studenti, verso i giovani studiosi, verso la comunità scientifica e, più in generale, verso la vita e le istituzioni democratiche.

Ha dedicato all’Università ogni energia, senza mai servirsi dell’Università per sé stesso: l’ha servita con disciplina, passione e generosità assolute.
La didattica, la direzione dei dottorati, la cura editoriale, il lavoro scientifico, l’organizzazione culturale: tutto in Lui si teneva insieme entro una concezione alta del ruolo del docente universitario, vissuto come responsabilità umana prima ancora che professionale.

Il Prof. Pasquale Costanzo credeva profondamente nel diritto e nell’informazione.
In tal senso, dedicò larga parte della propria attività scientifica proprio ai temi dell’informazione giuridica, delle nuove forme di comunicazione, della circolazione del sapere, della trasparenza e dell’accessibilità della conoscenza costituzionale. Aveva intuito, tra i primi, quanto il rapporto tra diritto, tecnologia e informazione sarebbe divenuto decisivo per la tutela dello Stato di diritto e per la qualità stessa della democrazia costituzionale.

E proprio questo rende ancora più dolorosa la vicenda umana degli ultimi anni della Sua vita. Un uomo che aveva riposto nel diritto e nella libertà di informazione una fiducia totale si è trovato progressivamente schiacciato da un peso umano e morale che la Sua mente, così rigorosa e profondamente etica, non è riuscita ad accettare. Quel dolore silenzioso lo ha accompagnato incessantemente, consumandolo interiormente ben prima che fisicamente.

L’insegnamento come forma di ricerca

Per il prof. Pasquale Costanzo, l’insegnamento non costituiva una semplice trasmissione di nozioni, ma un autentico luogo di elaborazione teorica: le Sue lezioni erano pensate come spazi vivi di ragionamento, nei quali il diritto costituzionale prendeva forma attraverso il dialogo, l’analisi critica delle fonti e la ricostruzione storica degli istituti.

La centralità attribuita alla didattica emerge lungo tutto il suo percorso accademico: dall’attività di professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Genova, fino alla progettazione e direzione di numerosi dottorati di ricerca, tra cui quello in “Metodi e tecniche della formazione e della valutazione delle leggi” e quello in Studi costituzionalistici italiani, europei e transnazionali.

I suoi incontri di dottorato sono rimasti memorabili per generazioni di allievi: vi era, anzitutto, il rigore scientifico: la lettura attentissima dei testi, la precisione terminologica, l’ossessione per la chiarezza argomentativa. Ma vi era anche qualcosa di più raro: la capacità di trasformare la formazione in una comunità umana: ed infatti, dopo ore di discussione serrata, il confronto continuava spesso fuori dall’aula, in momenti conviviali che per oltre vent’anni hanno accompagnato il percorso di intere generazioni di giovani studiosi.

Leggeva tutto. Correggeva tutto. Restituiva i testi annotati con cura minuziosa, dedicando tempo e attenzione anche ai lavori più acerbi. Non considerava mai gli studenti o i dottorandi come destinatari passivi dell’insegnamento, ma come persone nelle quali investire fiducia, sapere ed energie. Era profondamente felice quando una tesi di dottorato maturava sino a diventare una monografia: viveva quei risultati come successi anche collettivi e condivisi.

Il suo modo di insegnare nasceva da una convinzione profonda: che il sapere giuridico non dovesse essere custodito gelosamente, ma trasmesso integralmente, senza riserve e in questa prospettiva donava agli altri tutto se stesso: il sapere, il tempo, l’intelligenza critica, ma anche la Sua sensibilità profondamente umana: e lo faceva spesso sacrificando se stesso, perché l’altruismo e la dedizione rappresentavano uno dei tratti più autentici della Sua personalità.

La prospettiva storica come chiave interpretativa

Uno dei profili più riconoscibili del lavoro scientifico di Pasquale Costanzo è stato l’uso della prospettiva storica come strumento interpretativo del diritto costituzionale.

Per Lui gli istituti non potevano essere compresi isolandoli dal contesto nel quale erano nati, in quanto riteneva che ogni forma giuridica custodisse e custodisca una storia, una stratificazione di idee e conflitti, nonché, correlativamente, di trasformazioni culturali e istituzionali. Da qui derivava la Sua costante attenzione alla genesi delle Carte costituzionali. La Storia, insomma, non rappresentava mai per Lui un esercizio erudito o nostalgico, ma piuttosto uno strumento critico e di pensiero, servendo a comprendere le continuità e le rotture del costituzionalismo contemporaneo, a individuare le ragioni profonde delle crisi istituzionali, a smascherare l’apparente neutralità delle formule giuridiche.

Emblematica, in tal senso, è anche la sezione dedicata alle Memorie costituzionali, che costituisce uno dei lasciti più preziosi e originali dell’intero progetto editoriale di Consulta on Line: autentici gioielli della cultura costituzionale italiana, nei quali il rigore scientifico si intreccia alla memoria umana e istituzionale dei protagonisti della vita ordinamentale di volta in volta esaminata. In quelle pagine emerge pienamente la Sua idea del diritto costituzionale non come sapere astratto e separato dalla vita, ma come esperienza storica, civile e profondamente umana, da custodire e trasmettere alle generazioni future.

Le Sue opere dedicate allo scioglimento delle assemblee parlamentari costituiscono probabilmente l’esempio più evidente di questo approccio: un’indagine vastissima, costruita intrecciando teoria costituzionale, prassi istituzionale e sviluppo storico delle forme parlamentari. Ma la stessa sensibilità attraversa l’intera Sua produzione scientifica, dalla giustizia costituzionale agli studi comparatistici sul sistema francese, sino alle riflessioni sulle trasformazioni del costituzionalismo nell’età tecnologica.

Anche nei suoi studi sulle nuove tecnologie e sull’informazione giuridica – campi nei quali fu pioniere – permaneva questa attenzione alla lunga durata delle trasformazioni costituzionali. Egli comprese molto presto come l’evoluzione tecnologica non fosse soltanto un fenomeno tecnico, ma una forza capace di incidere direttamente sulle libertà, sulle istituzioni democratiche e, non in ultimo, sullo stesso Stato di diritto costituzionale.

In questa prospettiva, il dialogo con la cultura giuridica della Francia ebbe per Lui un’importanza particolare. Profondo conoscitore della lingua e della tradizione costituzionale francese, vi trovava non soltanto un terreno privilegiato di comparazione, ma anche un modo per interrogare criticamente il costituzionalismo italiano ed europeo.

La prospettiva storica diveniva così, nel suo lavoro, uno strumento di libertà intellettuale: un modo per sottrarsi alle semplificazioni del presente e restituire complessità al discorso costituzionale.

Manuali, codici e strumenti per lo studio

Una parte essenziale dell’attività scientifica di Pasquale Costanzo è stata dedicata alla costruzione di strumenti per lo studio: manuali, codici, raccolte normative, materiali didattici e repertori destinati non soltanto agli specialisti, ma soprattutto agli studenti e ai giovani studiosi.

Anche in questo campo emergeva con chiarezza la Sua idea della funzione universitaria come servizio: ed infatti, i manuali e i codici non erano, ai suoi occhi, opere “minori”, ma strumenti fondamentali per formare metodo, precisione e consapevolezza critica.

Per decenni ha curato i Testi normativi per lo studio del diritto costituzionale italiano ed europeo, costantemente aggiornati e ampliati nelle diverse edizioni; analogamente, il Codice di Giustizia costituzionale è divenuto un punto di riferimento stabile per generazioni di studiosi e operatori del diritto.

La stessa attenzione emerge nelle opere collettanee, nei volumi dedicati ai diritti, alle tecniche legislative, all’informazione, all’innovazione tecnologica e al diritto europeo, nonché alle stesse autonomie territoriali – si rammenti la Collana diretta con il Collega e Amico, Antonio Ruggeri – nell’ambito della quale curò i volumi dedicati alla Regione Liguria ed alla Valle d’Aosta.

In tutti questi lavori vi era una costante: la volontà di costruire strumenti utili, chiari, rigorosi, capaci di orientare chi studia e chi ricerca.

Particolarmente significativa è stata anche la Sua attività nel campo delle tecniche legislative e della qualità della normazione, cui dedicò corsi, studi e iniziative scientifiche pionieristiche. Per Lui la chiarezza del linguaggio normativo non rappresentava soltanto un’esigenza tecnica, ma una condizione di effettività dei diritti e di funzionamento della democrazia costituzionale.

Dietro questa immensa produzione editoriale vi era un lavoro quotidiano silenzioso, spesso invisibile: letture, revisioni, aggiornamenti continui, controllo minuzioso delle fonti. Un lavoro svolto con straordinaria disciplina e con un senso del dovere che impressionava e faceva proprio chiunque collaborasse con Lui.

La scrittura come metodo

Pasquale Costanzo scriveva come insegnava: per chiarire, ordinare e trasmettere.

La Sua scrittura rifuggiva ogni artificio retorico: era sobria, limpida, analitica, elegante… Dietro quella chiarezza, peraltro, vi era però un lavoro intellettuale rigorosissimo, fondato sulla convinzione che il diritto costituzionale dovesse essere comprensibile senza perdere profondità teorica.

Scrivere significava anzitutto mettere ordine nei problemi, ricostruire connessioni, individuare i nodi nascosti degli istituti. Molti ricordano la Sua capacità quasi naturale di collegare questioni apparentemente lontane tra loro, restituendole entro una visione sistematica unitaria.

Ma la scrittura aveva anche una funzione ulteriore: trasmettere sapere. Non vi era mai compiacimento accademico nei suoi testi. Anche nei contributi più complessi rimaneva costante l’attenzione verso il lettore, verso la necessità di accompagnarlo nel ragionamento.